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Pionieri del passato

Storia di Luciano Lenzini e del primo collegamento dell’Italia a Internet

Il 30 aprile 1986 è una data storica per l’Italia. È il giorno in cui per la prima volta il nostro Paese si collega a Internet. Come ogni storia anche questa ha un protagonista: Luciano Lenzini.

Laureato un Fisica all’Università di Pisa, inizia giovanissimo a occuparsi di Rete, seguendone tutte le evoluzioni.  Fin dal 1970 quando appena 26enne entra al CNUCE di Pisa, che per migliorare la sua formazione lo manda in America, al centro scientifico IBM di Cambridge. Lì tiene alcuni seminari con i protagonisti del networking del tempo: tra loro ci sono anche gli sviluppatori di Arpanet, la rete di computer studiata e realizzata dal DARPA, l’agenzia del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

All’epoca Arpanet non è l’unica rete su tecnologie radio e satellitari. C’è ALOHA e SATNET che collegano alcuni nodi. Tanti network con un unico grosso difetto: l’incapacità di comunicare tra loro. Questo  ostacolo è poi  superato grazie al genio di due studiosi Vinton Cerf e Robert Kahn che inventano un protocollo, il TCP/IP che dà vita all’Internet che conosciamo oggi. In America Lenzini prende contatti proprio con Cerf e Kahn e vedremo come la stima tra loro è determinante per portare Internet in Italia.

Nel 1979 lo studioso italiano viene a sapere che DARPA sta facendo partire la prima sperimentazione di Internet in Europa a cui partecipano Norvegia e Regno Unito. Lenzini chiede di prendere parte al progetto con il CNUCE e scrive una lettera a Robert Khan, il responsabile del programma di sperimentazione. La risposta è affermativa come testimonia il documento storico che alleghiamo.

Tutto sembra andare nel  verso giusto. Lenzini riesce a ricevere un finanziamento dall’istituto di 500 milioni di lire. Khan approda a Pisa e insieme agli studiosi del CNUCE su carta e penna configurano il nodo italiano.

E poi arriva la notizia che non ti aspetti. Una lettera del Darpa informa i partecipanti del progetto che devono dotarsi di una nuova apparecchiatura: il Butterfly della BNN, costituito da 256 processori collegati a farfalla. Il problema è che il costo della macchina è superiore alla cifra stabilita dall’istituto:

«Fui preso dallo sconforto. Dovevo cambiare tutto, e soprattutto ricominciare l’iter burocratico da capo. Anche se avessi convinto il CNR di Roma ad un ulteriore finanziamento, rischiavo che passasse un altro anno e nel frattempo la tecnologia sarebbe forse cambiata di nuovo. Mi dissi: basta, mi ritiro, anche se questa cosa l’ho iniziata io, anche se ci ho speso 6 anni della mia vita, mi ritiro», ricorda Lenzini.

Invece di inviare un messaggio per comunicare la sua decisione, Lenzini torna in America per parlare con Khan e spiegare che l’Italia non può proseguire nella sperimentazione. Ma lì accade il miracolo. Khan discute con Cerf e poi svela a Lenzini qual è la loro decisione:

«Luciano, noi vogliamo che il CNUCE ci sia, il Butterfly lo finanzia DARPA».

Lenzini è felice. Sa che Internet sarebbe nata in Italia. Ma non è un miracolo. Gli scienziati americani hanno apprezzato la sua bravura e la sua tenacia.

La storia di Lenzini è raccontata anche in un documentario “Login, il giorno in cui l’Italia scoprì Internet”.

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